Verso una teologia dell'impresa - Liberilibri Editrice
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Michael Novak

Verso una teologia dell’impresa

 

 

 

Michael Novak

traduzione di Giuseppina Vallesi

prefazione di Dario Antiseri

pagine XX-100

isbn 88-85140-28-9

prima edizione 1996

 

Esaurito

DESCRIZIONE

«… Se il Regno di Dio richiede che la povertà sia eliminata da questo mondo, esso dovrebbe anche pretendere una corrispondente cre­scita della ricchezza; quindi … il problema più importante non è tanto la po­­vertà che è esistita da tempo immemorabile, ma come po­ter produrre la ricchezza …»

«… Io esorto i giovani cristiani ed ebrei in­telligenti, am­biziosi e moralmente seri, a ri­svegliarsi di fronte ai pericoli crescenti dello statalismo. Essi si salveranno più si­cu­ra­men­te e serviranno meglio il Regno dei Cie­­li se ri­pristineranno la libertà e il potere nel set­to­re pri­vato piuttosto che lavorando alle dipendenze dello Stato. Propongo al­l’at­tenzione dei teologi l’idea che la mi­nac­cia mo­rale più preoccupante per la nostra era non sia tanto la potenza delle grandi com­pagnie, quanto piuttosto il potere crescente e l’irresponsabilità dello Stato.»

RECENSIONI

Il capitalismo non è tutto brutto, sporco e cattivo. La necessaria teologia di Novak, «Il Foglio», 21 giugno 2018

Pubblichiamo stralci dell’Introduzione di Dario Antiseri a “Verso una teologia dell’impresa”. Il libro di Michael Novak, edito da Liberilibri, sarà in edicola con il Foglio da sabato 23 giugno

La riflessione teologica si è mostrata sostanzialmente distratta nei confronti di quella fondamentale realtà del mondo moderno che è l’impresa. La situazione, però, va cambiando. Ed è merito di Giovanni Paolo II l’aver posto le basi della ricerca teologica sull’impresa. […]

Ai nostri giorni non mancano scritti sulla moralità del mercato. Quello di cui si avvertiva la necessità era, appunto, una vera e propria riflessione teologica sull’impresa. Ebbene, il presente lavoro di Michael Novak copre esattamente siffatta lacuna. “Come ad altri, anche a me” scrive Novak “era stato insegnato a provare un vago sentimento di disprezzo per qualsiasi cosa riguardante imprese o manager”. E con maggior esattezza: “Mi insegnarono (…) a disprezzare il capitalismo, le imprese e le attività commerciali, cose, in verità, puramente terrene. Non sono esse il Regno di Dio. (Non sono certamente il Salvatore!) Nondimeno, anche se imperfette – e qualche volta degne di biasimo – queste umili cose, spesso disprezzate e rifiutate da intellettuali e sacerdoti, si sono dimostrate notevolmente utili per il raggiungimento delle più grandi libertà e di una proprietà più ampia di quanto la gente comune non abbia mai raggiunto in qualsiasi regime alternativo”. […] Tuttavia, in scritti dei teologi contemporanei le imprese vengono considerate quali “potenze malvagie” e il capitalismo viene esecrato perché incompatibile con il cristianesimo. Si tratta di una posizione, sostiene Novak, basata su tutta una serie di fraintendimenti, anche perché “le guide spirituali e i teologi sono fra tutti i cristiani i meno adatti a discutere di questioni economiche nella società moderna”. Tali teologi e leader spirituali – fanno un uso ideologico della povertà, puntando sul fatto che nella Bibbia la povertà viene costantemente elogiata; ma, dice Novak, “una ricerca pratica e critica potrebbe suggerire che il problema più importante non è tanto la povertà, che è esistita da tempo immemorabile, ma come poter produrre la ricchezza”; – hanno un’idea di società che non corrisponde più alla società pluralista dei nostri giorni: “un moderno ordine sociale deve necessariamente considerare i capi della chiesa come esseri partecipanti a un comune dialogo, privi di qualsiasi privilegio”; – sono ingenui sul problema della redistribuzione della ricchezza: “Ancor prima che asserita, l’efficacia di un tale metodo deve essere dimostrata”; – non hanno mai raggiunto “una corretta comprensione teoretica del capitalismo democratico. ” […]

Solo un’analisi puntuale del flusso dei dati concernenti le imprese, per esempio negli Stati Uniti d’America, può permettere di vedere la decisiva funzione sociale dell’impresa. Impresa che nasce ad opera di un gruppo di persone, “con lo scopo d’introdurre qualche nuova idea nel mercato”. E, in realtà, il funzionamento del capitalismo democratico esige la “supremazia della intelligenza”; una grande azienda richiede grandi talenti; menti che, in un sistema pronto a premiare l’anticipazione e l’innovazione, siano all’occorrenza anche capaci di “combattere contro legioni di dubbiosi che “sanno”, attenendosi a una saggezza convenzionale, che le nuove proposte non possono funzionare”. Frequente è il caso di dirigenti d’impresa “dotati di un talento fuori dal comune”, e senza dei quali la comunità umana, nel suo complesso, sarebbe meno libera e più povera. Eppure non solo presso gli intellettuali laici ma anche nella mentalità di molte guide religiose gli industriali sono, a dir poco, dei “ladroni”. […]

Una teologia del capitalismo e dell’impresa è urgente, e lo è per la ragione che “incoraggiare i giovani cristiani ed ebrei a mettere il loro idealismo e il loro entusiasmo al servizio delle imprese, senza spiegare loro allo stesso tempo perché il capitalismo democratico sia teologicamente accettabile, se non augurabile, sarebbe come lasciarli con la coscienza sporca”, e con una rinforzata persuasione che la fede religiosa non avrebbe contatti o sarebbe ininfluente su scelte così decisive per tante persone. Ma così non è perché, sostiene Novak, “esiste una connessione, in teoria e in pratica, tra libertà politica, diritti umani, e capitalismo democratico”; e perché “essere al servizio dei bisogni umani, dei desiderî e degli interessi razionali vuol dire anche servire la libertà umana, la coscienza e Dio”. Agli ebrei e ai cristiani che lavorano in una grande impresa manca una teoria morale e intellettuale che: “1) esprima l’alta vocazione spirituale al cui servizio essi lavorano; 2) chiarisca gli ideali del capitalismo democratico così che essi possano valutare e migliorare la loro attuale condotta; 3) favorisca una guida concreta per le molte decisioni che devono essere prese ogni giorno”.

 

Addio al filosofo Michael Novak, voce influente dei neoconservatori Usa, «Secolo d’Italia», 17 febbraio 2017

Si è spento all’età di 83 anni, nella sua casa di Washington, il filosofo statunitense Michael Novak, influente pensatore cattolico liberale, che ha teorizzato il capitalismo temperato dall’etica cattolica.

Filosofo di spicco del pensiero neoconservatore americano, Novak si era affermato come teorico del “capitalismo dal volto cristiano”, che ha avuto largo ascolto nella Chiesa cattolica, ricevuto e più volte consultato dai papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. E’ stato titolare della cattedra di etica e religione presso l’American Enterprise Institute, il think tank conservatore di Washington.

Nato a Johnstown (Pennsylvania) il 9 settembre 1933, Novak è autore di più di venticinque libri sulla filosofia e la teologia, conosciuto soprattutto per il saggio “Lo spirito del capitalismo democratico e il cristianesimo” (Studium, 1986). Altri suoi volumi sono “L’etica cattolica e lo spirito del capitalismo” (Edizioni di Comunità, 1994), “Verso una teologia dell’impresa” (Liberilibri, 1996), “L’impresa come vocazione” (Rubbettino, 2000), “Spezzare le
catene della povertà” (Liberilibri, 2000).

Nel 1994 Novak è stato insignito del Premio Templeton per il progresso della religione. Nel 1999 ha ricevuto il Premio internazionale Medaglia d’oro al merito della cultura cattolica a Bassano del Grappa. Dopo aver compiuto gli studi teologici all’Università Gregoriana di Roma e alla Catholic University of America di Washington, ha insegnato nelle università di Harvard, Stanford e Syracuse. Novak è stato anche consigliere del presidente americano Ronald Reagan ed ha servito come ambasciatore degli Stati Uniti alla Commissione delle Nazioni Unite sui diritti dell’uomo (1981-82) e ha guidato la delegazione degli Stati Uniti alla Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa nel 1986. Il pensiero politico di Novak ha tentato un compromesso tra lo spirito evangelico del cattolicesimo, ispirato al pauperismo, e lo spirito del capitalismo, riformulando in termini religiosi le concezioni più tipiche del liberalismo e del liberismo.

 

Filosofia e giustizia. Morto Michael Novak, il teologo dell’«economia libera», di Flavio Felice, «Avvenire», 17 febbraio 2017

«Sai qual è la differenza tra un ottimista e un pessimista? Il pessimista dice: “che disgrazia, abbiamo toccato il fondo”, l’ottimista gli risponde: “no, si può andare ancora più a fondo!”». È una delle tante battute che il professor Michael Novak era solito lanciare nel bel mezzo di una discussione. Michael ci ha appena lasciati e un senso di vuoto ha colto tutti coloro che lo hanno conosciuto e ne hanno apprezzato la forza, l’impegno, l’acume e il coraggio. Giovane neolaureato presso la periferica università di Teramo, ebbi la fortuna di essere invitato a lavorare con lui all’American Enterprise Institute (AEI) di Washington DC, la mia vita è cambiata ed è iniziata una stupenda avventura.

Nato nel 1933 a Johnstown, in Pennsylvania, Michael Novak è stato sposato con Karen Laub-Novak dalla quale ha avuto tre figli: Richard, Tanya e Jana. Il 4 maggio 1994, Novak è stato insignito del 24° Premio Templeton per il progresso nella religione. Nel 1992 Margaret Thatcher lo ha insignito del premio annuale Anthony Fisher per l’opera: Lo Spirito del Capitalismo Democratico e il cristianesimo.

Teologo, politologo, autore di numerose monografie nel campo delle scienze sociali, per anni Novak ha diretto la Cattedra di Religion and Public Policy all’AEI.

Nel 1981 e nel 1982 Novak, in qualità di ambasciatore, ha prestato servizio come Capo della Delegazione degli Stati Uniti nella Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani a Ginevra.

Il quadro di riferimento generale, all’interno del quale si è sviluppato il pensiero di Novak è racchiuso nella possibilità di instaurare un rinnovato rapporto tra democrazia liberale, spirito d’imprenditorialità o d’iniziativa economica e moderna Dottrina sociale della Chiesa, inaugurata dalle encicliche sociali di Giovanni Paolo II: Laborem exercens, Sollicitudo rei socialis, Centesimus annus. Novak si colloca nella tradizione di pensiero che, in un certo senso, va da Polibio fino ai Federalist Papers e alla Costituzione americana e poi da questa alla Dottrina sociale della Chiesa, intesa come un originale metodo di elaborazione dei materiali sociali e, quindi, non come un sistema chiuso in se stesso, ma in grado di rappresentare un termine di riferimento per l’elaborazione di una filosofia civile. Nel procedere in questa direzione, Novak incontra la filosofia della politica, l’economia, la scienza della politica, stabilendo con esse un rapporto del tutto originale. Le scienze sociali, allora, sono il luogo nel quale la tradizione cristiana della filosofia morale può esprimersi in un modo sempre nuovo.

L’opera di Novak è orientata alla ricerca del profondo legame che unisce il cosiddetto “capitalismo democratico” e l’antropologia cristiana, in grado di evidenziare la capacità creativa e la partecipazione responsabile della persona alla comunità. In tale contesto, egli ci mostra l’evoluzione del concetto di giustizia sociale ed il processo in virtù del quale la tradizione cattolica ha accolto una visione più matura e ricca del libero mercato (Centesimus annus n. 42).

Sulla base di tali considerazioni, Novak intende elaborare una ridefinizione della nozione di giustizia sociale che affondi le proprie radici nel principio di sussidiarietà e nella società civile concepita come “contraltare dello Stato”. Nello stesso tempo, egli vuole dimostrare che la condizione necessaria per il reale compimento del principio di giustizia sociale è un ordinamento fondato su un triplice insieme di istituzioni: quelle che riguardano e difendono la libertà politica (democrazia), la libertà economica (economia d’impresa) e la libertà morale e culturale (pluralismo).

Un ulteriore elemento che identifica l’opera di Novak è il tema della soggettività creativa della persona. Essa rappresenta il nucleo centrale dal quale il nostro autore fa dipendere una serie di considerazioni: l’uomo è nato per creare, inventare, osare nuove imprese; e, in quanto imago Creatoris, è homo creator; dunque, attraverso le proprie libere azioni può partecipare per vocazione alla creazione nella sfera economica. Novak intende sottolineare il ruolo fondamentale del “capitale umano”, inteso come “caput”, ossia il luogo nel quale hanno sede le virtù e le abilità umane: l’inventiva, la creatività, la responsabilità, la comunione, la reciprocità, la laboriosità, in una parola: la persona.

Egli, infine, ha sempre tenuto a precisare che il suo ideale non confonde il peccato e l’imperfezione, che caratterizzano qualsiasi società, con il regno celeste. Egli ha sempre riflettuto sul fatto che, allo stato attuale, la forma sociale che più di altre garantisce il rispetto della dignità umana, sviluppandone la soggettività creativa, si fonda sulle istituzioni del libero mercato, democratiche e pluralistiche in campo culturale e religioso. Il punto di partenza di tale dibattito, dunque, è la convinzione che non vi sono società perfette, poiché presentano i limiti oggettivi che caratterizzano la conformazione fisica e la costituzione morale degli esseri umani.

Questo ideale è stato spesso osteggiato, non è stato facile trovare editori cattolici disposti a pubblicare le sue opere. Tuttavia, ciò che vale sa farsi valere da sé e il suo pensiero oggi è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, persino in Italia. Grazie professore e riposa in pace.

Bibliografia essenziale in italiano

Verso una teologia dell’impresa (1981), Liberilibri, 1997

Lo spirito del capitalismodemocratico e il cristianesimo (1982), Studium, 1987

Questo emisfero della libertà (1990), Liberilibri, 1997

L’etica Cattolica e lo spirito del capitalismo (1994), Edizioni di Comunità, 1994

L’impresa come vocazione (1996), a cura di Flavio Felice, Rubbettino, 2000

Il fuoco dell’invenzione (1997), a cura di F. Felice, Effatà, 2005

Coltivare la libertà (1999), a cura di F. Felice, Rubbettino, 2005

Spezzare le catene della povertà. Saggi sul personalismo economico, a cura di Flavio Felice, Liberilibri, 2000

Noi, voi e l’Islam (2005), a cura di F. Felice, Liberal 2005