Senecione di Sossio Giametta | Liberilibri Editrice
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Sossio Giametta

Senecione

Forze e debolezze della filosofia.

 

pagine 132

isbn 978-88-98094-86-8

prima edizione 2020

14,00

Collana:

DESCRIZIONE

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A Milano, durante una passeggiata, e poi in pizzeria, un uomo anziano e colto, Senecione, sollecitato da un suo amico e dalla giovane figlia di lui, riflette sulla filosofia, sulle sue forze e debolezze.
Sossio Giametta, in un dialogo dal sapore platonico ambientato ai nostri giorni, con tono leggero e allo stesso tempo rigoroso, mette in evidenza l’importanza della filosofia per capire ciò che succede attorno a noi. Un’opera classica nell’impianto ma originale e modernissima nei contenuti, una riflessione aperta sulla storia del pensiero volta alla comprensione della vita umana e della contemporaneità.

RECENSIONI

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Un movimento grandioso e fatale, “Preghiera” di Camillo Langone, «Il Foglio», 27 febbraio 2021, pag. 2.

 

Scrive tanto Sossio Giametta, adesso ha scritto “Senecione. Forze e debolezze della filosofia” (Liberilibri). Ma non sono libri pletorici, tant’è vero che li leggo e li sottolineo dall’inizio alla fine. Il seguente passaggio del grande nicciologo (stavolta filosofo in proprio) sul fiume di forze chiamato Corso Storico, da tanto mi è apparso utile l’ho sottolineato sotto, sopra e ai lati: “Gli uomini sono trascinati da questo fiume immenso e indecifrabile o poco decifrabile, decifrabile solo a posteriori, e non hanno il potere di arrestarlo. E’ un movimento grandioso e fatale, e non possono fare niente per cambiarlo o contrastarlo. Non solo li trascina con sé esternamente, ma addirittura li forma, li informa e li condiziona internamente, sicché essi hanno voglia di ritenersi liberi e autonomi: non sanno di essere creazioni del Corso Storico, creature che obbediscono involontariamente a profonde necessità storiche”. Lo definisco utile perché convincersi di tale feroce determinismo dissolve l’odio verso chi, dal punto di vista politico, culturale o religioso, pensa diversamente da noi: a meno che non si ritenga sensato odiare dei burattini.

 

Semplici parole, idee complesse: lo strano caso di Senecione, di Cesare Cavalleri, «Avvenire», 3 febbraio 2021, pag. 25.

 

Senecione non è un oscuro filosofo dimenticato, è il nome che Sossio Giametta ha scelto per sé giocando sull’etimologia (da senex, vecchio), nell’incantevole dialogo con Taliarco (fittizio personaggio – etimologicamente, anfitrione – al quale Orazio indirizzò il famoso carme dedicato al monte Soratte innevato) e con la ragazzina Sara, figlia di Taliarco (Senecione. Forze e debolezze della filosofia, Liberilibri, pp.132, euro 14). Un piccolo libro che vale un intero manuale di filosofia, accessibile alla curiosità di ogni lettore. Per Senecione la filosofia è, innanzitutto, una terapia, perché apre all’uomo la dimensione razionale. Ogni uomo è, in qualche misura, filosofo, così come non può pienamente vivere senza la dimensione estetica della poesia, e senza la dimensione sociale della politica. Un’altra funzione della filosofia è l’antropomorfizzazione del mondo, cioè rendere umano ciò che non lo è. Senecione non elabora un sistema filosofico organico: prende dai filosofi – soprattutto da Spinoza e da Giordano Bruno – utili concetti che lo portano a ridimensionare anche Nietzsche (di cui Giametta è gran traduttore), collocato come antesignano di quello che Oswald Spengler chiamerà il “Tramonto dell’Occidente”. Senecione non nomina mai la metafisica, ma tutto il suo ragionare sull’Essere e sulla funzione filosofica di «esplorare l’ente» è metafisica implicita, e arriva a dire che «le cose belle sono belle per la loro essenza, per l’eterna bellezza dell’essere che traluce in loro». Per citare un paio di intuizioni di Senecione: «In Cartesio, lo scienziato ammazza il filosofo» (applausi); «Solo nel cristianesimo l’uomo recupera tardivamente il corpo, se esce indenne dal giudizio universale, e si istrada con esso verso l’immortalità». La seconda parte, più breve, dell’appetitoso piccolo libro riguarda le “Debolezze” della filosofia. Qualche citazione: la teoria nicciana dell’eterno ritorno è «una gaffe cosmicomica»; una gaffe di Schopenhauer: «Ha detto che l’opera lirica è lo sposalizio di un principe, cioè la musica, con una mendicante, il canto. Non ha capito che l’opera lirica, una delle massime glorie della musica, soprattutto, è incentrata sul canto ed è un monumento alla voce umana, strumento degli strumenti» (Maria Callas, mio tramite, ringrazia); «Che tutte le cose siano eterne, come dichiarava continuamente Severino, è più di una stupidaggine o, diciamo in modo meno crudo, di una visionarietà?». Un argomento importante del ragionare di Senecione è la povertà della parola rispetto alle intuizioni filosofiche, alla complessità del pensiero. Un esempio: Spinoza sostiene che Dio è causa sui, e Schopenhauer e Nietzsche hanno protestato che causa sui è una contraddizione in termini, «invece di capire che era solo un’espressione per dire che Dio non ha causa, che Dio è senza principio». Concludiamo con una perla di saggezza: «Nella vita non ci si può sedere su un sistema. Si possono avere dei princìpi base, dei princìpi guida, ma poi bisogna lottare coi problemi giorno per giorno, impegnando intelligenza e carattere; bisogna affrontarli man mano che si presentano, rinnovare continuamente lo sforzo».