La sapienza segreta delle api di Pamela L. Travers | Liberilibri Editrice
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Sconto
Pamela L. Travers

La sapienza segreta delle api

Una raccolta di scritti misterici, sinora inediti in Italia, dell’autrice di Mary Poppins.

 

Pamela L. Travers

A cura di Cesare Catà

pagine 276

isbn 978-88-98094-62-2

prima edizione 2019

 

18,00 15,30

-15%

Collana:

DESCRIZIONE

Chi non ha subìto il fascino di Mary Poppins, la fata-bambinaia che arriva a Londra, volando con il suo ombrellino, a riportare ordine incantato nella scompigliata famiglia Banks? Ma prima di diventare la celeberrima eroina cinematografica nella versione Disney, Mary Poppins fu la pro­tagonista di alcuni romanzi nati dalla penna di una donna geniale, tormentata e ribelle di nome Pamela L. Travers.
In questo libro, vedono per la prima volta la luce in Italia alcuni degli scritti su mitologia e folklore che la Travers compose nel corso della sua lunga vita.
La sapienza segreta delle api è una sorta di guida magica, non soltanto per chi vorrà cono­scere il percorso che ha portato alla creazione di un personaggio così popolare, ma anche e so­prattutto per coloro che vogliono riscoprire i significati degli antichi miti che ancora vivono e rivivono nella nostra esistenza quotidiana.

RECENSIONI

“La sapienza segreta delle api”, di Gabriele Ottaviani, «Convenzionali», 14 novembre 2019

Matilda non era l’unica raccontatrice di storie. In un certo senso, a nessuno mancava un grimmo da narrare. Il grimmo era un rito sociale. Su di esso si fondavano dicerie e chiacchiericci, come una sorta di sermone della domenica. «V’era un uomo che andò a seminar lontano», o «Leda giaceva sotto l’ala di un cigno», erano inevitabilmente gli inizi di un grimmo. Solo quando l’alfabeto mi si rivelò attraverso matite in scatole da tè, con lettere stampate su sacchi di farina, con etichette sulle scatole di fagioli, con “Pesca di beneficenza” sulle tavole davanti alla Chiesa – solo allora capii che i grimmi erano, in realtà, i Grimm! Il diletto Orlando, La guardiana delle oche e le altre storie erano state raccolte, come un mazzo di rose selvatiche, e sistemate in un libro – o, per essere più precisi, in due libri: due massicci ed erti volumi rossi, in pagine ruvide a stampa, che scoprii nella libreria di mio padre insieme a Dodici scene sul letto di morte e ai drammi di un tale di nome William Shakespeare. Direi che pure lui un grimmo o due li conosceva.  Ora sono scoloriti, quei due vecchi amici, con le loro copertine rosse fattesi rosa; e tuttavia, a dispetto del tempo e dell’usura, sono ancora comunque splendidi, così capaci di rispondere alle richieste di ogni nuova generazione.  Ovviamente ci sono state poi delle riedizioni. Una è qui sulla mia scrivania, nella traduzione di Ralph Manheim. Il fatto di essere stata chiamata a scrivere sulla cosa, e quindi mi sia stato non solo concesso ma persino richiesto di leggere una nuova edizione dei Grimm, mi ha riempito di un’intima gioia. Il mio sangue scorre lieve come il dolce Tamigi. Ma presto ha incontrato una diga.  Vero è che i miei libri rossi erano andati fuori stampa e che il volume Le fiabe del focolare non riscuoteva più grande successo. Fu dopo la Prima guerra mondiale, forse, che la gente che era stata bambina, avendo visto la brutalità dei fatti della vita, decise che i racconti incantati dei Grimm erano troppo cupi. Dev’essere stato in quel momento che si cominciò a dare importanza all’infanzia in quanto infanzia. Una fase passeggera – dieci secondi su un totale di sessanta – divenne, per così dire, una questione a parte; qualcosa di statico, con dei confini, che si poteva mappare alla stregua di un’unità geografica. «Ispezionare, dissezionare, proteggere»: dicevano psicologi, insegnanti, operatori sociali. Così, per la prima volta, i bambini divennero infantili. E, per evitare che sapessero ciò che sapevano – ciò che da sempre, dolorosamente, avevano saputo – furono sì raccontate loro le storie delle fatine, dei bimbi che non volevano crescere, di Topolino e Minnie; ma non Il fuligginoso fratello del diavolo, non La luce azzurra, non Pif Paf Pum Scopino. Negli ultimi trentacinque anni, le fiabe dei Grimm sono state accuratamente censurate, e alcune specifiche storie ridotte a mere illustrazioni. I librai della New York Public Library, se un cliente gli chiede dove sia il volume de Le fiabe del focolare, si mettono un dito sulle labbra come se vi fosse qualcosa di impronunciabile da dire; poi se ne escono: «Beh, sapete, era qui, c’è ancora, ma tenuto in una stanza segreta con altri miti. Sapete, i genitori erano preoccupati che quelle fiabe potessero rendere i loro bambini impermeabili alla certezza del lieto fine e all’ottimismo.»  Ottimismo irrealistico! Se c’è qualcosa di infinitamente distante dall’ottimismo irrealistico sono proprio le fiabe! Per entrare nel periglioso territorio delle fiabe occorre un cuore saldo, una volontà ben temperata e molto pelo sullo stomaco.

Stramba, coltissima, solitaria, severa, libera, inflessibile, elegante, svampita, sognatrice, appassionata di mitologia e folclore, scrittrice per l’infanzia e sacerdotessa di un culto iniziatico, misterioso e misterico che vuole penetrare l’inconoscibile che come polvere negli angoli si annida fra i nodi che intessono la trama delle fiabe, moniti catartici non privi di un lato oscuro in cui, come due facce d’una medesima medaglia, lieto fine e angoscia, soprattutto quella dell’infanzia, che non ha le parole per spiegarla, sono inestricabilmente connessi, all’anagrafe Helen Lyndon Goff, assai più nota come Pamela L. Travers, colei che ha dato vita al personaggio della bambinaia per eccellenza, incarnato sullo schermo prima da Julie Andrews e poi da Emily Blunt, e che a sua volta è stata protagonista, resa con la consueta classe dall’impeccabile Emma Thompson, di una pellicola, è l’autrice dei testi, finora inediti in Italia, qui raccolti da Liberilibri: La sapienza segreta delle api, a cura di Cesare Catà, è da leggere, rileggere, far leggere.