John Law di Silvia Maria Busetti | Liberilibri Editrice
20762
product-template-default,single,single-product,postid-20762,woocommerce,woocommerce-page,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,footer_responsive_adv,columns-4,wpb-js-composer js-comp-ver-5.1,vc_responsive
Silvia Maria Busetti

John Law

Vita funambolesca e temeraria di un genio della finanza.

 

Prefazione di Giuseppe Scaraffia

pagine XVI-190

isbn 978-88-98094-69-1

prima edizione 2020

 

16,00

Collana:

DESCRIZIONE

LiberiLibri LiberiLibri

Alla corte del Re Sole dominavano lo sfarzo e lo sperpero. Scomparso Luigi XIV, lo Stato era alla banca­rotta, e il duca d’Orleans, Reggente di Francia, dovette escogitare un modo per risanarne le finanze. Gli sembrò di averlo trovato quando s’imbatté in un affascinante scozzese, fuggito dal­­l’In­ghilterra a seguito di una condanna a morte per aver ucciso  un uomo in duello.
Si trattava di John Law, noto in tutta Europa come giocatore d’azzardo, esperto di calcolo delle probabilità e appassionato studioso di economia.
L’agile biografia di Silvia Maria Busetti guida il lettore attraverso la storia del­l’ascesa e della caduta di questo personaggio, vero innovatore della finanza, ammirato da Schumpeter. Su di lui discese per più di due secoli una damnatio memoriæ a causa del fallimento del suo sistema, troppo innovativo e spe­ricolato per i suoi tempi.
John Law fu il geniale protagonista della finanza nel­l’epoca dei lumi, e le sue vicende eguagliano quelle dei grandi personaggi letterari a lui contemporanei.

RECENSIONI

LiberiLibri LiberiLibri

Il denaro inventato da un genio pregiudicato e giocatore d’azzardo, di Andrea Camprincoli, «Libero», 27 ottobre 2020, pag. 18.

 

Era talmente ossessionato dalle monete d’oro che trovò il modo di “superarle”, per non esserne più schiavo. Andò oltre il suo desiderio. Le fece sparire per sempre. Intuì che era un sistema economico vecchio, che non serviva più. Qualora il metallo prezioso si fosse estinto per sempre la ricchezza non sarebbe mai cessata. Da bravo figlio di orafi, conosceva la scarsità di giacimenti all’epoca conosciuti. Così, inventò il denaro. E lo fece in nome del benessere di tutti. A tutti i governanti: la povertà si può abbattere! Chi non ha monete d’oro potrà essere ricco lo stesso e per giunta senza lavorare. Parola di John Law. Vita funambolesca e temeraria di un genio della finanza (Liberilibri, pp. 190, euro 16). È la biografia scritta da Silvia Maria Busetti sull’uomo che introdusse per la prima volta in Francia la cartamoneta, nell’età dei lumi. Un pioniere della finanza, il primo che utilizzò tecniche di marketing fino ad allora sconosciute per indirizzare le scelte delle persone. Fu pioniere perfino di ciò che viene chiamata oggi “nudge” “la spinta gentile”, per migliorare le nostre decisioni sul denaro. E decisamente fu il primo che capì il valore dell’arte come investimento.

VITA DISSOLUTA

Discendente da un’antica famiglia di orafi scozzesi emigrata in Inghilterra. Era nato in un’isola vicino alle Orcadi il 21 aprile 1671. Mostrò subito un talento per i calcoli matematici, in particolare per quelli sulle probabilità. Pare che a quattro anni abbia imparato a contare da solo con le dita delle mani. Insomma, era dotato di un’intelligenza superiore alla media. Ricevette un’educazione raffinata, tesa a renderlo un gentiluomo di successo. Studiò religione, matematica, latino, greco, francese e letteratura cortese. Da ragazzo trascorse a Londra un periodo di estrema dissolutezza, diventando un abile giocatore d’azzardo, sfruttando le proprie conoscenze matematiche sul calcolo delle probabilità e la formidabile memoria. Fu condannato a morte in seguito a un duello in cui uccise un damerino, forse amante del Re. Evase dal carcere quasi subito. Aveva solo 24 anni. Due volte galeotto, per risollevarsi dai debiti di gioco inventò perfino una lotteria a suo vantaggio. Dopo la morte del Re Sole (1715), subentrò il Duca d’Orleans, il Reggente di Francia. Lo sfarzo e lo sperpero della vita di corte aveva portato il paese alla bancarotta.

OPERE D’ARTE

All’epoca la ricchezza di un paese si misurava in base alla quantità di metallo prezioso che vi circolava. Lui sradicò questo concetto inventando la cartamoneta. Ci sono voluti 300 anni perché le teorie di Law venissero comprese dal mondo economico. Solo nel 1971, da meno di 50 anni, non esiste più il legame tra ricchezza di una nazione e la quantità di metallo prezioso disponibile. Con il suo famoso “Sistema Law” o “Sistema Mississippi”, per la prima volta una Banca privata emetteva banconote garantite dalle proprietà terriere. Una novità per la Francia, anche se i cinesi arrivarono per primi a inventare l’uso della cartamoneta nel VII secolo. A tutte le classi sociali Law diede la possibilità di arricchirsi senza lavorare. I contadini lasciarono le campagne comprando palazzi e carrozze. Erano loro i nuovi ricchi, ovvero “parvenu”.  Divenne ministro e abbassò le tasse. Ben presto il metodo di Law fallì, provocando la prima grande bolla speculativa d’Europa. Law si ritrovò povero insieme a tutta la nazione.  Aveva però 500 opere d’arte di Tintoretto, di Tiziano, di Raffaello, di Leonardo da Vinci, perché capì il loro valore come investimento finanziario. Scappò a Venezia, sua città d’elezione per via dei “bordelli” e delle case da gioco. Diventò un agente segreto. Ma morì a 57 anni in circostanze misteriose.

 

John Law, eroe per caso del capitalismo, di Carlo Gambescia, «cargambesciametapolitics», 15 ottobre 2020.

 

Come nota acutamente Corrado Barbagallo, autore di una Storia universale, ancora oggi preziosa,  la “grande idea”  di John Law rimane quella “di erigere la ricostruzione dell’economia francese, e questa a sua  volta, sulle fondamenta di un commercio, esterno ed interno prodigiosamente accresciuto (…). ‘Il commercio’, diceva egli una volta al Maresciallo De Villars, ‘è la cosa più necessaria alla floridezza di uno stato’ ” (*)

Concordiamo. Spesso ci si  sofferma sulla natura speculativa  del “sistema Law”, che sconvolse le finanze, già pericolanti, della Francia della Reggenza, dopo la morte Luigi XIV, oppure sulla figura del pioniere della cartamoneta, ma si mette in sordina la sua fede nel libero commercio, perdendone così di vista la visione globalista ante litteram. Law non si fece mancare nulla, viaggiatore e cittadino del mondo (per quell’epoca). Come ci ricorda Silvia Maria Busetti (**), egli fu nell’ordine ( o quasi): spadaccino, giocatore d’azzardo, tombeur de femmes, colto economista, ministro e finanziere, spia britannica. Morì nel 1729 da buon cattolico (con tanto di estrema unzione) nell’amata Venezia. Dove si fece seppellire. Aveva cinquantasette anni.

Per una prece recarsi presso la Chiesa di San Moisè …

Un aspetto, semplificando (forse troppo), manchesteriano, che si evince, o almeno così riteniamo, dalla lettura della brillante biografia  della Busetti.  Autrice di uno studio interessante, ben documentato nonché  apprezzabile per   la sua scioltezza stilistica che ne rende piacevole  la lettura.   Si legge d’un soffio. Il che per un’opera storica è un pregio. La pesantezza non paga mai.

Ma veniamo al punto. Law pose il suo “sistema”, che consisteva  nella sostituzione della moneta metallica con una moneta cartacea quale vigoroso sostegno alla crescita dell’ economia reale. Crescita, a sua volta, collegata all’espansione del commercio, in particolare d’oltremare, sulla scia delle esperienze  britannica e olandese. Sicché  il suo  “sistema” crollò, quando le possibilità “reali” di  sviluppo della Compagnia del Mississippi, poi famigerata, vennero meno.

La “carta” da sola non fu sufficiente. In buona sostanza, nessun futuro colono, volle partire per l’America, o comunque partirono in pochi e con le catene. Di conseguenza,  niente lavoratori, niente prodotti commerciabili, niente scambi.  Il tutto si risolse in bolla economica, nella caccia alla volpe di carta. Insomma, in sogni che si avvitano su se stessi, prestando il fianco agli speculatori dei pochi maledetti e subito, gente che dorme poco e sogna ancora meno.  Ne seguì, per effetto domino, il crollo dei titoli fiduciari emessi, moneta cartacea inclusa, nonché della Banca, prima privata poi pubblica fondata e gestita da Law con il placet del  Reggente, il Duca d’Orleans. Di qui, fuga, prigione, esilio e depressione. I quattro cavalieri dell’apocalisse di ogni profeta disarmato.

Resta il fatto però, che la forza  della  filosofia economica di  Law risiede tuttora nell’idea che il commercio sia più importante della guerra. Anzi che possa evitare le guerre. Lo scozzese era liberale, capitalista e pacifista senza saperlo. Come del resto  tanti altri attori economici che  hanno edificato la moderna  società  di mercato, ignorando di contribuire alla creazione di uno spazio  mondiale di libertà, pace e benessere. Insomma, Law, come eroe per caso del capitalismo.

Il limite del suo esperimento come nota giustamente la Busetti è però dettato dal contesto storico,  non ancora in grado di comprendere che “ i progetti di investimento  più redditizi richiedono tempo per fruttare, sono rischiosi e non sono liquidi, quindi non possono essere chiusi in corso d’opera e trasformati rapidamente in beni di consumo.  Un rischio che oggi viene evitato facilmente attraverso la diversificazione” , che non è altro che un portato dei  mercati aperti. Senza dimenticare l’importanza della paziente attesa. E soprattutto dei sogni.

Sotto questo aspetto la speculazione,  quella  a breve in particolare, è l’esatto contrario dello spirito capitalistico. Si vuole tutto e subito senza attendere i frutti del commercio o dello scambio pacifico, frutti che invece rinviano a tempistiche, più o meno lunghe, di sviluppo dei mercati e ingentilimento degli uomini e dei costumi,  come d’altra parte ben sa certo capitalismo saggio.

Law però, ripetiamo, del capitalismo come fenomeno sistemico non sapeva ancora nulla, e ancora meno  ne sapevano  sostenitori e oppositori delle sue idee.   In realtà, a differenza di certi speculatori di oggi, Law  non sapeva bene, o comunque fino in fondo, quel che faceva, nel bene come nel male.

Tipico caso di eterogenesi dei fini. Ma questa è un’altra storia. Citofonare famiglia Hayek.

(*) C. Barbagallo, Storia universale, Utet, Torino 1951,  vol. V, parte I, p. 216.

(**)Silvia Maria Busetti, John Law, vita funambolesca e temeraria di un genio della finanza, pref. di Giuseppe Scaraffia Liberilibri, pp. 189, euro 16.

 

John Law. Vita funambolesca e temeraria di un genio della finanza di Silvia Maria Busetti, intervista di Fabrizio Caruso, «www.letture.org», 14 ottobre 2020

 

Dott.ssa Silvia Maria Busetti, Lei è autrice del libro John Law. Vita funambolesca e temeraria di un genio della finanza edito da Liberilibri: chi era John Law?

Questa è una domanda alla quale è quasi impossibile rispondere. John Law fu un personaggio controverso e ancora oggi si è in dubbio se fu un benefattore, un uomo che aveva veramente a cuore la crescita economica e l’uguaglianza sociale, oppure se fu solo un grande affabulatore, che per convenienza personale giocava d’azzardo con la vita degli altri. Questo nodo probabilmente non verrà mai sciolto. Può darsi che fosse entrambe le cose. Fu senz’altro un genio della matematica, un uomo molto affascinante, carismatico ed estremamente intelligente, di bellissimo aspetto e quindi destinato a catturare l’attenzione di tutti; un uomo intelligente che per una rapida e fortunata ascesa sociale seppe sfruttare al meglio queste sue qualità. E ci riuscì anche abbastanza presto perché giovanissimo andò a Londra e, grazie al gioco d’azzardo, entrò immediatamente nei circoli altolocati della città; cosa che fece poi presso le varie corti europee quando fu costretto all’esilio perché evaso di prigione. Sì, proprio di prigione: un momento buio nella vita dello scozzese che accadde quando Law aveva circa vent’anni. In circostanze misteriose John Law uccise un uomo in duello e in circostanze altrettanto misteriose, riuscì a salvarsi dal patibolo, o dal carcere a vita, grazie ad una evasione rocambolesca. Girovagò per l’Europa guadagnandosi da vivere con il gioco d’azzardo ma sfruttando questo tempo per studiare e mettere a punto il suo famoso Sistema.

Se cerco di paragonare John Law ad altri, non ci riesco. È un esercizio che ho fatto spesso scrivendo questo libro. Ma John Law fu unico. Un uomo consapevole di sé e delle proprie capacità, tenace al punto tale che lottò tutta la vita per riuscire a realizzare le sue idee e i suoi sogni, e ci riuscì.

Se potessi incontrarlo oggi sono certa che resterei ammaliata. Come tutte le donne – e non solo – della sua epoca.

Quali vicende segnarono la sua ascesa sociale?
Una delle caratteristiche di questo personaggio fu la grande tenacia. Perseguì i suoi obiettivi non curandosi degli insuccessi. Dopo molti anni di delusioni cocenti riuscì a far adottare il suo Sistema monetario ad un Paese europeo importante come la Francia. Stiamo parlando della Francia governata dal Re Sole prima e dal Reggente d’Orleans dopo. Il cuore del mondo. Sfruttò le sue doti personali e le conoscenze che grazie ad esse era riuscito a fare. Il carisma, il fascino, l’intelligenza gli consentirono di fare breccia presso i circoli di potere di allora. Dopo gli iniziali insuccessi presso tante corti europee e presso tanti sovrani, individuò la Francia come il paese perfetto per il suo Sistema. Il momento storico era perfetto: la Francia era dilaniata da anni di guerre, pestilenze e sprechi di corte. Il Re Sole, Luigi XIV, teso a rafforzare la sua immagine di re cattolico e difensore della fede e impegnato a imporre alla Francia l’uniformità cattolica, non volle mai incontrare quello scozzese protestante. Ma alla morte del sovrano subentrò il Reggente Luigi Filippo d’Orléans, un personaggio molto simile a John Law per tanti aspetti e questo naturalmente consentì all’avventuriero scozzese di entrare prestissimo nelle sue grazie. D’Orléans e John Law erano coetanei, entrambi eclettici, amanti delle donne, della vita agiata, delle novità. Quando Law gli propose questo Sistema che avrebbe risollevato le sorti della Francia, il Reggente avrebbe voluto immediatamente adottarlo, ma si trovò a dover mediare con un Parlamento invidioso e recalcitrante. L’iniziale rifiuto venne seguito da successivi tentativi da parte dello scozzese finché alla fine non capitò il momento giusto, e il Sistema di Law venne introdotto nel paese. Una volta saltato sul treno della sua fortuna, John Law divenne forse l’uomo più potente ed amato di Francia. Ad un certo punto, per consolidare e, se possibile, aumentare, il favore di cui godeva nell’opinione pubblica, Law decise persino di convertirsi al cattolicesimo e di naturalizzarsi francese.

John Law aveva poi una innata e straordinaria capacità di sfruttare la sua immagine. In un paio di circostanze riuscì a sconfiggere i suoi nemici e a salvare il suo Sistema proprio grazie a vere e proprie operazioni di marketing ante litteram. Quando poi convinse il Reggente ad acquistare il diamante più grande e prezioso del mondo, il diamante Pitt, lo fece proprio per motivi di immagine, per garantire alla Francia l’immagine di paese ricco, forte e potente.

Io ho poi una personalissima idea riguardo al suo rapporto con Catherine Knollys, il suo grande amore. Anche se il matrimonio effettivamente tra i due non avvenne mai, Catherine fu secondo me un tassello molto importante per l’ascesa di John. Se non avesse incontrato lei probabilmente Law si sarebbe disperso tra mille amori. Come aveva fatto in gioventù. Questo naturalmente non possiamo saperlo con certezza ma Catherine fu molto determinata e fedele. Gli diede due figli e restò sempre al fianco del suo John anche nei momenti più difficili e bui della loro vita. Questo deve averlo aiutato moltissimo nel perseguire i suoi obiettivi. Catherine viene descritta come una donna molto bella ma dal carattere particolarmente deciso. Ricordiamo che ebbe il coraggio di abbandonare il primo marito per seguire John Law. Per l’epoca un fatto inaccettabile. Rischiò tutto, come lui. Era forte, una donna che non si faceva mettere i piedi in testa. Probabilmente Catherine fu la sua àncora, un sostegno costante che lo aiutò a superare i tanti momenti difficili che dovettero affrontare.

In che modo l’avventuriero scozzese contribuì a introdurre la cartamoneta in Europa?
Ci furono altri tentativi prima di lui di introdurre la carta moneta in Europa. Era un momento molto difficile perché all’epoca circolavano unicamente le monete metalliche. Ma il metallo per produrre queste monete d’oro e d’argento cominciava a scarseggiare. A causa delle guerre, delle carestie e delle pestilenze, la povertà era dilagante e di conseguenza si diffuse il fenomeno della tosatura. Ossia le monete venivano limate e dalla polvere che ne veniva ricavata si fabbricavano nuove monete. Quindi cosa succedeva? Il valore intrinseco di una moneta tosata era naturalmente inferiore rispetto al valore nominale e a quello di una moneta integra. Il suo potere di scambio era alterato. La tosatura era considerata un crimine e punita molto severamente, ma nonostante questo veniva praticata largamente in Europa. Questo portava di conseguenza enormi squilibri a livello monetario. Non solo, John Law era anche convinto che la circolazione del denaro dovesse essere facilitata. E che il denaro dovesse essere alla portata di tutti. La moneta, il denaro, non avevano tanto un valore intrinseco, quanto un valore di scambio. Il denaro come mezzo di scambio: questa può sembrare forse una banalità al giorno d’oggi, ma bisogna considerare che per l’epoca, parliamo esattamente di tre secoli fa, era un’idea quasi incomprensibile ai più. È da relativamente poco tempo che questa idea si è diffusa e che è stata realizzata. La moneta oggi circolante non ha più un controvalore in oro nei caveaux delle banche nazionali. Il cardine del suo sistema era proprio questo. C’erano stati dei tentativi in Olanda, in Svezia ma fu John Law in Francia a fare da spartiacque con il suo Sistema. Trovò terreno fertile ad un certo punto, il momento storico e politico giusto ma solo dopo vari tentativi presso altri stati e governanti. Fu un grandissimo successo soprattutto inizialmente. I titoli di Stato che circolavano in quel momento erano fortemente svalutati e Law escogitò il modo migliore per far amare e di conseguenza circolare le banconote: i titoli di Stato, che oramai non voleva più nessuno, potevano essere scambiati con le banconote il cui valore era stabilito e soprattutto immutabile. Ci fu presto una corsa in banca.

Come si concluse la sua vita terrena?
È difficile accettare che un uomo che diede così tanto al mondo, alla storia, allo sviluppo dell’economia, un uomo che diede tutto sé stesso al raggiungimento dei suoi sogni – che furono anche umanitari – dovette poi finire i suoi giorni in esilio e in povertà. Law aveva portato la Francia all’apice del successo. Era grazie a lui una nazione ricchissima dove affluivano capitali e persone da tutta Europa. Law era osannato come un dio sceso in terra e le persone – di qualsiasi classe sociale – facevano ore di anticamera pur di essere ricevute da lui, e si inventavano gli stratagemmi più fantasiosi per incontrarlo. Ma il suo Sistema ad un certo punto fece cortocircuito. Se centinaia di francesi erano riusciti ad accumulare ricchezze straordinarie grazie al suo Sistema, ad un certo punto accadde proprio l’inverso: le azioni persero sempre più valore, e le banconote divennero carta straccia. Questo accadde non certo per cattiva fede da parte del nostro scozzese, ma per la scarsa conoscenza che si aveva allora dei meccanismi di mercato e del mercato azionario in particolare. Era un mondo ancora tutto da scoprire. Law fece degli errori dovuti ad ingenuità. Ma a dare il colpo di grazia fu soprattutto l’invidia del Parlamento, che vedeva in John Law un antagonista, un protetto del Reggente, lo straniero che era riuscito a diventare in pochissimo tempo l’uomo più potente del regno, il giocatore d’azzardo di cui non ci si sarebbe mai dovuti fidare. Law fu costretto a lasciare la Francia dove lasciò l’amata compagna Catherine e la figlia Kate. Non le rivide mai più. Portò con sé il figlio con il quale girovagò a lungo finché non si stabilì nell’amata Venezia. Visse mantenendosi grazie al gioco d’azzardo e morì qualche anno più tardi in assoluta povertà.

Ho visitato la tomba di John Law nella Chiesa di San Moisè, a Venezia. È solo una lastra di marmo all’entrata della Chiesa, dove si passa camminando senza nemmeno notarla.

Silvia Maria Busetti (Roma 1972), ha studiato sociologia alla Sapienza Università di Roma, e ha scritto per «Affari e Finanza», «Business Insider», «The Boston Globe», «Dallas Morning News».