Liberilibri Editrice | I diritti dell’uomo contro il popolo
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Sconto
Jean-Louis Harouel

I diritti dell’uomo contro il popolo

Un pamphlet corrosivo che descrive in maniera spietata l’attuale situazione politico-sociale dell’occidente

 

Jean-Louis Harouel

Traduzione di Maria Giustozzi

Introduzione di Vittorio Robiati Bendaud

pagine 132

isbn 978-88-98094-46-2

prima edizione 2019

 

15,00 12,75

-15%

DESCRIZIONE

I diritti dell’uomo hanno permesso agli individui di sviluppare la loro libertà al riparo dagli arbitrî del potere. Ma cosa succede quando l’ipertrofia dei diritti perverte lo scopo per cui erano nati, diventando una gabbia per la libertà stessa?
Secondo Jean-Louis Harouel, i diritti dell’uomo si sono trasformati in una religione secolare suicida per gli occidentali, alla ricerca di un orizzonte pseudo-metafisico in cui credere. L’autore inquadra tale religione secolare all’interno di un percorso storico-filosofico iniziato con la gnosi e il marcionismo, cresciuto con le dottrine millenariste e impostosi con quelle socialiste.
Dove un’identità va in frantumi, in questo caso quella occidentale che si autodistrugge attraverso l’odio di sé, un’altra identità forte e fiera, che Harouel indica nell’Islam radicale, tenta di affermarsi. Egli analizza il fenomeno partendo dalla Francia per allargare la pro­spettiva al resto d’Europa e del mondo occidentale.

RECENSIONI

Chi difende i diritti altrui rischia di perdere i propri di Emanuele Ricucci, «Libero», 2 giugno 2019

Diritti ovunque e per tutti.­ Allora pretendiamo il diritto all’estinzione. O tempora, o mores! Se questo è vivere, nell’orribile ombra di quello che è stato l’Occidente , demiurgo della civiltà umana, eredità del mon do, bramiamo il diritto di staccare la spina con il nostro essere storia, con il nostro essere partecipi del tempo, con il nostro essere esistenza pensante, deci­dente, con il nostro es­sere vivi, significanti, presenti. Scegliamo di sprofondare nella ca­verna del nichilismo, nell’individualizzazio­ne estrema della vita, di discostarci dall’altro, di odiarci, di frammentarci, dividerci. Preten­diamo il diritto all’estinzione pur di essere sottomessi alla pratica perversa del progresso, che forse, di tutti i mali, ne ingenera uno: la defor­mazione della libertà. Mostruosa deformazione ideologica in cui è la percezione a prevalere sulla ragione. E in cui i diritti non partecipano più solamente, come dovrebbero, alla costruzione di una libertà più matura, ad una crescita del corpus sociale, ma assumono i contorni sfumati di carne da macello elettorale, come fine ideologico, innescando, grazie alla pratica ossessiva del progresso, un processo di garanzia di soddisfazione materiale, secondo cui ogni capriccio deve essere riconosciuto come legge, in cui ogni capriccio de­ve essere elevato a diritto.

L’arma ideologica

E così, secondo la logica progressi­sta, una società che garantisce giuridicamente le unioni civili, come modalità di crescita sociale, come pas­so in avanti del “buonsenso” comu­ne, dovrà poi contrastare la batta­glia contra l’aborto, ritenuta inade­guata al nuovo regime di libertà indi­viduali, impedendo ad associazioni come ProVita di estendere il proprio messaggio con un manifesto in città. Questa è crescita? Come l’ob­bligo di firma di un documento in cui si attesta di essere antifascisti per poter richiedere l’occupazione del suolo e manifestare democrati­camente la propria idea, nonostante l’art. 21 della Costituzione, sia una forma di maturità sociale derivata e di garanzia di diritti? Questa è liber­tà? E allora viene da pensare, in sen so generale, che la pressione eserci­tata dal progressismo verso la libertà, trasformi i diritti in un’arma ideo­logica.

Diritti, quindi, come elevazione di capricci a legge, non come coesio­ne sociale, ma come frammentazio­ne ideologica in tante minoranze richiedenti spazi sempre maggiori, ma soprattutto, ed è questo il grande male odierno, diritti come copertura di una conti­nua e mancata assun­zione di responsabilità in un tempo che vuole discolparsi da tutto. Lo si chieda ai paladini del diritto degli oppres­si di fuggire, con ogni mezzo, lecito o meno, dall’oppressore, rinunciando al dovere di combattere per la pro­pria terra. Questa è la libertà del pro­gresso? Queste provocazioni complessive, che non si discostano dalla realtà, sono parte del messaggio di Troppi diritti. L’Italia tradita dalla Libertà, (Mondadori,  pp.181, euro 18) di Alessandro Barbano, che compone un viaggio nel pensiero di un Paese tradito dalla libertà, in cui nessuna elite ha più il coraggio di dire il vero e di fare i conti con mino­ranze organizzate sotto la bandiera dei diritti acquisiti. Barbano ci pro­ietta nell’ipertrofia dei diritti, causa del declino italiano. In passato, se­condo il direttore del Mattino, i diritti individuali sono stati il carburante che ha alimentato la nascita, la cre­scita e l’affermarsi delle democrazia. Ma quando quei diritti sono di­ventati principî guida delle società, è emerso anche il loro lato oscuro, favorito oggi dallo sviluppo di inno­vazioni tecniche che aprono inedite prospettive. Proprio la visione di queste nuove possibilità amplia lo spazio delle aspirazioni del singolo e dei gruppi, facendo perdere di vi­sta il limite etico insito nel concetto stesso di libertà.

È ciò che si definisce «dirittismo», malattia che esibisce un sintomo or­mai sotto gli occhi di tutti: la crisi della delega, ossia la rinuncia a qualsiasi mediazione tra gli interessi di uno o di pochi e quelli di tutto il corpo sociale.

L’anticonformista

Compie lo stesso percorso un altro grande – che si aggiunge all’olimpo della Francia anticonformista – già fieramente rappresentata da menti lucide e necessarie come quelle di Houellebecq, Carrère, Ra­spail, Le Gallou: stiamo parlando di Jean Louis Harouel, storico, docen­te e pensatore parigino.

Arriva in Italia il suo I diritti dell’uomo contro ii popolo (Liberi­libri, pp.106, euro 15), tradotto da Maria Giustozzi e introdotto da Vit­torio Robiati Bendaud, che si erge come affilatissimo e accorato grido d’allarme in difesa della civiltà e del­le democrazie europee, a rischio so­pravvivenza. l diritti dell’uomo han­no permesso agli individui di svilup­pare la loro libertà al riparo dagli ar­bitri del potere. Ma cosa succede quando l’ipertrofia dei diritti perver­te lo scopo per cui  erano nati, trasformandosi in una gabbia per la li­bertà stessa, diventando un sistema manipolato da persone provenienti da altri popoli con lo scopo di impor­si sul nostro suolo e far trionfare i loro interessi contro il nostro popolo? Tra le pagine la storia e il signifi­cato dei diritti dell’uomo e la loro involuzione in vero e proprio disgre­gatore sociale, dalla gnosi e il mar­cionismo, fino al millenarismo e al socialismo.

I diritti dell’uomo producono come effetto finale la dissoluzione del­la società occidentale, sono lo strumento di una conquista silenziosa, ma reale, del Paese di accoglienza da parte di chi punta alla distruzio­ne delle nazioni e dei popoli europei grazie a un’immigrazione incontrollata e al peso dell’influenza socia­le islamica: «È invocando i diritti dell’uomo che numerosi individui abusano sistematicamente del loro diritto ad avere dei diritti, avanzan­do rivendicazioni che minacciano la sopravvivenza delle nazioni euro­pee».

Secondo Harouel, continuare a permettere di erigere minareti e far sbandierare veli islamici è suicida­rio per la Francia, che può arginare la conquista di intere porzioni del suo territorio da parte della civiltà arabo-musulmana solo rinunciando alla religione millenarista dei di­ritti dell’uomo, uno slogan dietro al quale «i fanatici della prosternazio­ne di fronte all’lslam conducono la loro predicazione e la loro lotta».