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Copertina Daniel Soulez Larivière
Il circo mediatico-giudiziario

TRADUZIONE DI MARIA GIUSTOZZI

INTRODUZIONE E POSTFAZIONE DI GIULIANO FERRARA

Prima edizione: 1994

Seconda ristampa: 2000

Seconda edizione: 2017

 

PAGINE XII - 140 EURO 11,36
ISBN 978-88-85140-15-8

IN USCITA A NOVEMBRE 2017 LA TERZA RISTAMPA, CON UNA NOVITÀ RISPETTO ALLE EDIZIONI PRECEDENTI: UNA POSTFAZIONE A FIRMA DI GIULIANO FERRARA, AUTORE ANCHE DELL'INTRODUZIONE.

 

Il circo mediatico-giudiziario affronta un tema cruciale per una società che pretende di dirsi civile: il delicato rapporto tra Giustizia e Comunicazione, la pericolosa contiguità tra magistrati e giornalisti che innesca aberranti meccanismi alimentati da interessi di bottega (valga per tutti il delirio protagonistico di certi magistrati-sceriffi, magistrati-pedagoghi e di giornalisti-giudici).


«Credo di essere la persona giusta. Nessuno avrebbe potuto scrivere questa Introduzione con più diritto di me. Infatti mi accadde, sette anni or sono, di indossare una toga e di fare una dozzina di processi televisivi. Ma io scherzavo. Anzi, credevo di scherzare e ora non mi resta che chiedere perdono. Perché sapete tutti com'è andata a finire: le TV e i giornali la toga l'hanno indossata sul serio. Hanno preso lo scherzo in parola, esercizio tra i più crudeli, e hanno rovinato le nostre libertà... Ma quando un giornalista si traveste da giudice, e un giudice da giornalista, allora la base delle nostre libertà è non già incrinata o messa in mora ma letteralmente distrutta...»


(Dall'Introduzione di Giuliano Ferrara)

Daniel Soulez Larivière

Avvocato, è stato protagonista di alcuni celebri processi nella Francia degli ultimi vent'anni. Autore di libri sui problemi della giustizia (L'Avocature; Les Juges dans la bilance; Justice pour la Justice), affronta qui temi cruciali per uno Stato di diritto: l'ambiguo rapporto tra giudici e giornalisti, lo sconcio del falso segreto istruttorio e del suo mercato, la pratica invalsa presso i magistrati di esibirsi in show giornalistici e televisivi, il loro appellarsi al "consenso popolare" invece che alla sola legge, l'abuso della carcerazione preventiva a scopo confessorio, la barbarie dei processi-spettacolo e delle gogne televisive, l'esigenza indilazionabile di un riequilibrio tra libertà di espressione e tutela della persona e della presunzione di innocenza.

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